Nuovo Cinema Chiaverotti

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Chi conosce Claudio Chiaverotti sa bene quanto è forte il legame tra quello che scrive e il cinema di cui è famelico fruitore.
L’albo di Morgan Lost uscito a giugno, il n. 9, intitolato “Megamultiplex” è assolutamente emblematico e consente anche un parallelismo con almeno due vecchie storie di Brendon, il primo “figlio” artistico dello scrittore torinese.

L’avventura di Morgan Lost si svolge interamente in un cinema, un po’ come Demoni, di Lamberto Bava, ma senza mostri. Sullo schermo vengono proiettati sei cortometraggi, i cui protagonisti però sono anche gli unici presenti in sala: tra di loro c’è anche Morgan, che non riesce a ricordare in che modo è finito in quel cinema.
C’è Jerry Madden, l’attore che interpreta il supereroe Max Wonder e che ha un segreto da confessare al mondo; c’è Marianne, che si vede obesa e che invece è anoressica; c’è la scrittrice Claire Anderson, vittima di un fan troppo accanito, come in Misery; c’è Marvin, a cui Chiaverotti e la disegnatrice Lola Airaghi hanno dato volto, statura e parlantina di Danny De Vito, e che riesce a riscattare la sua esistenza fallimentare grazie ad una telefonata; c’è Lenorah, che fa la escort e che incontra a Natale il suo ultimo cliente. E poi c’è Morgan, a caccia di un serial killer, ma inconsapevole che sarà la sua ultima caccia.
Tutti i personaggi presenti in sala muoiono sullo schermo: è forse un presagio della loro morte? Hanno un appuntamento con il Destino? È quello che cercheranno di scoprire, se vogliono uscire da quel cinema, nel quale sembrano essere prigionieri.

Chiaverotti riesce a far sospettare, con la consueta maestria, quale possa essere la soluzione dell’enigma, per poi sorprendere il lettore con una spiegazione imprevedibile e anche poetica. I disegni precisi e intensi di Lola Airaghi fanno il resto.
Ancora una volta ci troviamo davanti un Morgan tutt’altro che supereroe, alle prese con le sue paure e i suoi traumi.

Anche in Brendon c’erano almeno due albi in cui il cinema assumeva una certa importanza: sono il n. 26 “Il ritorno della Luna Nera” e il n. 32 “Notte Horror al Drive-In”: nel primo, i feroci adepti della setta nemica giurata del cavaliere di ventura si nascondevano in una sala abbandonata; nel secondo, un drive-in abbandonato era infestato dallo spettro di un serial-killer.
Altri due casi perciò, in cui compare il legame dell’autore con il cinema, forse proprio per via delle sue origini torinesi; infatti la capitale sabauda è la prima vera culla del cinema italiano, molto prima di Roma: è qui che è stato girato Cabiria; è qui che c’è il Museo Nazionale del Cinema; è qui che Dario Argento ha girato il suo capolavoro “Profondo Rosso” (anch’esso citato da Chiaverotti in Brendon n. 33).

Perciò questo non è la prima incursione di Chiaverotti in un cinema e non sarà certo l’ultima.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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