Dylan Dog tra incubo e realtà.

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Groucho: “Qual è lo scopo della vita? Diventare più umani o produrre di più?”

Mai come nel mese di maggio, i lettori “dylaniati” hanno potuto apprezzare entrambi i volti dell’Indagatore dell’Incubo: l’orrore tradizionale e l’orrore quotidiano.
In questo mese sono usciti infatti il nuovo Color Fest, intitolato “Baba Yaga”, scritto da Paola Barbato e disegnato dal grande Franco Saudelli, e il n. 356 della serie regolare, intitolato “La macchina umana”, scritto da Alessandro Bilotta e disegnato da Fabrizio De Tommaso, lo straordinario copertinista di Morgan Lost.

Nel primo albo, Dylan viene assunto dal signor Todorovic, vittima di un contratto che lo lega alla Baba Yaga, l’inquietante strega della tradizione russa.
Nel secondo, invece, si trova, senza alcun motivo apparente, a lavorare in una grande azienda facente parte della Ghost Enterprise, che schiavizza i suoi dipendenti e li sottopone ad umiliazioni quotidiane.
Se nel Color Fest la trama è basata sull’horror classico e sui tradizionali patti diabolici, nella serie regolare l’incubo è quello della quotidianità, dal momento che esistono veramente situazioni lavorative in cui gli impiegati sono torturati psicologicamente, costretti a fare straordinari non pagati, ad avere addirittura paura ad alzarsi per primi dal posto di lavoro, anche se è terminato il loro turno.
Eppure… i due albi in un certo qual modo sono collegati: cosa è infatti un contratto di lavoro, se non un patto con il Diavolo? Quando firmi un contratto particolarmente vessatorio, quando accetti di essere sfruttato, non stai forse facendo un patto con il Diavolo o con una qualche creatura maligna del folklore tradizionale?

Nel Color Fest, Dylan e il suo cliente si trovano al centro di una sfida tra due Entità equalmente spietate: la Baba Yaga e il Diavolo, che si stanno contendendo l’anima del signor Todorovic, ma si parla pur sempre di una storia grottesca e horror, alla quale i bellissimi disegni di Saudelli (celebri le sue donne seminude e i loro graziosi piedi, vera ossessione feticista del disegnatore di Latina) conferiscono splendore.
Ne “La macchina umana” invece non c’è soluzione, perchè siamo noi stessi a non avere il coraggio di ribellarci allo sfruttamento lavorativo. Bilotta, per rimarcare ulteriormente il suo messaggio, inserisce un finto finale consolatorio a metà dell’albo, completo di classica scritta “Fine dell’Episodio”, ma girando pagina, Dylan si sveglia nuovamente nel suo incubo lavorativo. Qualcuno ha visto anche, in questo finto finale, una frecciata alla precedente gestione “dylaniata”, in cui alcune storie terminavano veramente così, con finali consolatori e quasi preconfezionati, molto diversi dai finali dei primi albi di Dyd.

Quanto alla parte grafica, una menzione particolare la meritano, nel Color Fest, la copertina di Ausonia e le spettacolari tavole di Saudelli (orchestrate naturalmente da Paola Barbato in quanto sceneggiatrice): soprattutto nel finale, si raggiunge un livello di psichedelia e visionarietà assolutamente unici, confermando il ruolo sperimentale del Color Fest.
Nella serie regolare invece, De Tommaso ci sorprende con un tratto molto diverso da quello che ogni mese ci sbalordisce dalle copertine di Morgan Lost.

In Dyd 356 c’è anche una vera chicca: una citazione dal film Fantozzi, in cui Dylan arriva in ritardo al lavoro e percorre di corsa il corridoio per timbrare il cartellino, dopo avere parcheggiato sgommando il suo maggiolone. E anche Fantozzi era solo apparentemente un film comico, in realtà tragico.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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