Dylan Dog… ieri, oggi e domani (Dyd n. 354 e Dyd Maxi Old Boy n. 26)

La magia è “Quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ab omnibus creditum est”, che significa: “La magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta.”
(da “Suspiria” di Dario Argento)

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Tra febbraio e marzo sono usciti due albi di Dylan Dog che permettono di confrontare il Dylan 2.0 curato da Roberto Recchioni con il caro vecchio “Old Boy” creato da Tiziano Sclavi.
Parallelamente alla serie regolare, arrivata al n. 354, è uscito infatti il Maxi “Old Boy” n. 26, contenente tre storie inedite, una delle quali, l’ultima, è addirittura una delle leggendarie “ergastolane” di Claudio Chiaverotti.

Cosa sono le “ergastolane”?
Sono alcune storie (si pensa tre) scritte dall’autore torinese nei primi anni novanta e mai pubblicate per svariati motivi.
Roberto Recchioni è ruscito a farne autorizzare una, probabilmente dopo averla editata, ma neanche tanto, perchè l’atmosfera è quella del primo Dylan.
Si intitola “Per amore del Diavolo” e leggerla è stato per me come fare un viaggio nel tempo, perchè è puramente e inconfondibilmente “chiaverottiana”, tanto più che è stata disegnata dallo scomparso Gianluigi Coppola e quindi ricorda moltissimo la più cruda e allucinata storia di Dylan scritta da Claudio, ovvero “Il bosco degli assassini”, almeno come atmosfera.

Dylan viene assunto da mister Sanders per liberare la figlia Lindsay dal sinistro influsso che la maga Madame Trisha sembra esercitare su di lei. Ma Trisha è solo una delle tante ciarlatane che truffano i creduloni o ha fatto un patto con il Diavolo per ottenere poteri demoniaci?
Dylan (e mister Sanders) lo scoprirà a sue spese.

Il pennino di Coppola sembra intinto nella Tenebra, talmente è inquietante, e un paio di scene sembrano ispirate al capolavoro “Suspiria” di Dario Argento, citato anche in apertura della storia. La stessa Madame Trisha potrebbe tranquillamente essere una delle insegnanti della terrificante scuola di danza in cui si svolgeva il film.
Su tutte, la sequenza da pag. 214 a 218, che culmina con quegli occhi alla finestra e con la morte di Sanders, è qualcosa che sulle pagine dell’Old Boy non si vedeva da decenni.

Da questa storia traspare il Dylan di ieri, forse più “naif” e inverosimile, ma grandioso nel citare i grandi capolavori dell’horror e nel saperli rielaborare su carta.
Attendiamo adesso che Recchioni “liberi” anche le altre “ergastolane”.

Dopo l’immagine, parleremo del Dylan di oggi.

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Negli stessi giorni, come già detto, è uscito anche il n. 354 della serie regolare, scritto da Gigi Simeoni e disegnato da Emiliano Tanzillo.
Dylan e Groucho vengono assunti “pro bono” da alcuni senzatetto, per indagare sul “fantasma dei vicoli”, un serial killer di barboni vestito da businessman della City, completo di bastone e bombetta.
La trama può ricordare Dyd n. 87 “Feste di sangue”, casualmente scritto proprio da Chiaverotti, in cui venivano assassinati alcuni barboni, ma storia e svolgimento prendono poi altre strade.

Quello di Simeoni è il Dylan di oggi, immerso nella Londra moderna, munito di cellulare (o meglio, lo smartphone di Groucho, usato per svolgere indagini una volta impossibili) e sicuramente molto meno “naif” e molto più realistico, anche grazie alla presenza degli ispettori Carpenter e Rania.
Però quanta poesia in meno, rispetto al Dylan di Chiaverotti, arrivato nelle stesse edicole attraverso le nebbie del tempo!

In questo albo si registra però uno dei Groucho più brillanti di sempre, con una sfilza di battute memorabili che rendono più brillante l’avventura, in fondo una semplice storia poliziesca.
Anche Rania, che indaga insieme a Dylan, comincia a svelare un po’ di più su di sè, tra cui gli sguardi accusatori che si sente addosso a volte, in quanto musulmana.

E domani?
Domani (in realtà il 30 marzo) uscirà Dyd 355, scritto da Paola Barbato e disegnato da Paolo Martinello, una storia di cui l’autrice va particolarmente fiera (e l’ha pubblicamente confessato su facebook) e che presenta una copertina fosforescente, che “brilla nel buio”, come recita anche lo “strillo” in copertina (che fa molto albi dei supereroi anni ’70).

In tutto questo excursus, scegliete voi il Dylan che preferite: io, pur stimando Recchioni, Simeoni e Barbato, non posso non ricordare con nostalgia l’Old Boy un po’ naif di Claudio Chiaverotti.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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