Un doppio lungo addio: novembre 1992 -febbraio 2016.

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“Beh… anche se è troppo tardi, vuoi che te lo dica adesso quello che avrei voluto dirti quando sei tornato dal gabinetto?”

“È solo che quando qualcuno ti ama, poi ne diventi responsabile.”

Nel novembre del 1992 usciva Dylan Dog n. 74, intitolato ”Il lungo addio”: il soggetto era di Mauro Marcheselli, storico direttore editoriale Bonelli, la sceneggiatura era di Tiziano Sclavi e i disegni di un onirico e poetico Carlo Ambrosini.
Quell’albo è tuttora il più amato dal popolo ”dylaniato’, e senza avere neanche un morto ammazzato, neanche una goccia di sangue e neppure il sano e rimpianto ”splatter” di quei tempi.

La storia la sappiamo tutti: alla porta di Dylan suona una ragazza di nome Marina Kimball, che fu il primo amore di Dylan quando era ragazzo: il classico amore adolescenziale, nato in spiaggia durante le vacanze estive. Marina chiede di riaccompagnarla a Moonlight, il paesino di mare dove si sono conosciuti e questo viaggio, le sue tappe struggenti e l’indimenticabile rivelazione finale sono rimasti per decenni nella memoria collettiva di tutti noi lettori della prima ora, così come la stupenda poesia di Sclavi che fa da sfondo alla storia.

Il motivo è semplice: tutti noi siamo stati Dylan e tutti noi abbiamo amato una ”Marina” alla quale non siamo riusciti a dichiarare per tempo il nostro amore o che non l’ha corrisposto. La mia ”Marina”, il mio ”fiore non colto” (alla quale dedicai anche un racconto) si chiamava Francesca e ancora oggi non riesco a non pensare a lei.
Forse è questo il segreto dell’enorme successo di questo albo ed era una vera missione impossibile per Paola Barbato scriverne il ”seguito”, in un inedito a colori disegnato da Carmine Di Giandomenico, uscito a fine febbraio (e ancora disponibile) con la Gazzetta dello Sport, all’interno della serie ”I colori della paura”.

Paola non ne scrive un vero e proprio sequel e neanche un remake: la brava e sensibile sceneggiatrice riempie gli spazi vuoti tra una vignetta e l’altra, rispondendo alla domanda che tutti noi ci siamo sempre posti: «Perchè Marina scappò, quando Dylan le dichiarò il suo amore?» e aggiungendo alcune rivelazioni inedite su Marina, che, se possibile, aggiungono commozione a commozione. Emblematica, in questo senso, l’ultima vignetta, che rimette in discussione alcune cose che sembravano scontate, per chi ha letto l’albo originale.

L’idea dei remake, lanciata da Roberto Recchioni con il remake del n. 1 (a mio parere molto meno efficace di questo di Paola Barbato) e in continuazione con il remake di ”Diabolo il Grande” di Fabrizio Accatino era un’idea pericolosa, perchè andava a toccare qualcosa che è rimasto nella nostra memoria storica. Eppure Paola riesce non solo a non farci rimpiangere la memorabile storia di Marcheselli-Sclavi-Ambrosini, ma a riportarla in vita, a dare la ”versione di Marina” (anche nella copertina di questo inedito Dylan e Marina sono invertiti rispetto alla copertina della storia originale) e a dire quello che, in fondo, tutti noi avevamo sempre pensato, sul perchè Marina fuggì.

Restano ancora molte domande irrisolte: Marina si suicidò veramente, gettandosi dalla rupe? Era forse malata, come una sua frase nell’albo del 1992 (vignetta 3, pag. 54) mi ha sempre fatto pensare? Cos’è successo veramente nelle grotte di Moonlight?
E, se vogliamo, di chi era la pistola Bodeo che Dylan trovò e che diventò la sua arma ufficiale? Perchè Groucho (nell’albo originale) capì subito che Marina era il fantasma di un rimpianto? Anche la vera storia di Groucho e la sua vera identità dovrebbe essere riscritta?

Domande… a cui magari un giorno Sclavi, Recchioni, Barbato e tutto lo staff daranno qualche risposta.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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