Dylan Dog 353 – “Il Generale Inquisitore” – Recensione

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Jeremy Howard è un giovane timido e impacciato. Da molto tempo cerca di uscire con la sua vicina Rebecca, ma non c’è verso di convincerla.
Essendo uno psicopatico, decide quindi di andare dal misterioso ed inquietante mister Long e denunciarla come strega, così impara a non voler uscire con lui.
Mister Long è infatti un moderno Inquisitore, che si diverte a bruciare persone innocenti. In realtà non crede a una parola di quelle dette da Jeremy: mister Long ha capito benissimo che la sua è la ripicca di un amante deluso, ma, essendo un ”uomo che odia le donne” (come quelli della Millennium Trilogy di Stieg Larsson), per lui torturare e bruciare un’innocente in più o in meno non fa differenza, tanto lo sa anche lui che le sue vittime non sono veramente streghe, è solo che, da bravo Inquisitore, gode ad uccidere le donne.
Mister Long ha altri due assistenti, oltre a Jeremy: sono i corpulenti Marcus ed Estelle. Entrambi sono l’incarnazione della ”banalità del Male”: Marcus dispensa a Jeremy consigli su come conquistare una donna… con Rebecca già appesa, nuda, al soffitto; quanto a Estelle, è impegnata a torturare la povera ragazza con un ferro rovente, con la stessa tranquillità con cui si infila una torta nel forno. Si tratta chiaramente di due psicolabili che hanno trovato un hobby.

Come entra Dylan in tutta questa vicenda? Seguendo una traccia, fornitagli da un ex-attore incontrato per caso, che sembra avere a che fare con il misterioso suicidio di Michael Reeves, regista horror degli anni ’60: il suo film ”Il Grande Inquisitore” sarebbe stato prodotto da un misterioso personaggio di nome Trevanian, che abitava, guarda caso, nella stessa villa dove abita mister Long.
L’Indagatore dell’Incubo resta così coinvolto nella ”caccia alle streghe” di mister Long e dei suoi ”volenterosi carnefici” (cit.), fino al pirotecnico finale, in cui gli inquisitori stessi bruciano meritatamente fra le fiamme dell’inferno.

Fabrizio Accatino intesse una trama perfetta, basata su una sceneggiatura solidissima e su dialoghi inquietanti, che fanno capire molto bene il Male che alberga nelle menti di questi ”assassini di donne” che emulano le tragiche gesta della Santa Inquisizione.
Anche Groucho è ”usato” alla perfezione e snocciola la più incredibile serie di battute degli ultimi anni, anche se la vetta de ”I segreti di Ramblyn” e de ”L’uomo che visse due volte” è ancora molto lontana.
I disegni sono di Luca Casalanguida (da ”Orfani”) e sono molto efficaci, soprattutto nel fiammeggiante finale e nelle scene ambientate negli anni ’60, che sembrano quasi prese da un vero fumetto anni ’60. Il disegnatore si diverte anche a immaginare una copertina variant impostata come il manifesto di un film.

In totale, una delle migliori storie del ”nuovo corso”, nonostante un finale forse ”forzatamente” horror, rispetto a una trama improntata quasi interamente sul giallo ”classico” e ”di indagine”.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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