Dylan Dog 351 – “In fondo al Male” – Recensione

12265793_870482596400229_1104631999055902834_o

“La vista del letto del mare senza una goccia d’acqua, fa perdere il senno. È come guardare il viso di una persona a cui si vuol bene, una persona che si ama, di cui si ha fiducia e che si conosce da anni, ma privata dei connotati e con orribili ferite a sfigurare ilsuo volto vuoto.”

Dopo Barbara Baraldi nel numero 348, ecco un nuovo debutto di lusso sulle pagine di Dylan Dog, il ”misterioso” Ratigher, al secolo Francesco D’Erminio, affiancato per matite e chine da Alessandro Baggi, già nello staff di Dampyr.
Il risultato è un vero condensato di ansia e inquietudine come non se ne leggevano da anni.

Dylan viene assunto da Fiona, maestra elementare di Port Frost, Scozia, per scoprire cosa è successo alla collega e amica del cuore Molly, sparita nel nulla senza troppo dispiacere dei compaesani, che la odiavano per la sua vita disinvolta.
A Port Frost Dylan viene risucchiato in un gorgo di cattiveria, maldicenza, miserie umane assortite, che sembra voler trascinare con sè l’intero paese, per punire i suoi abitanti, i quali sembrano fare a gara a chi è il più meschino: le laide signore del paese che, al funerale di Molly, trovata strangolata, ne insultano il cadavere e si fanno i selfie con la lapide? I tifosi della squadra locale, che cantano i loro cori da ultras durante la cerimonia? I bambini, che corrono alla fossa per vedere i vermi?
Il campionario di follia umana che deborda dallo sciacquone che è Port Frost non può lasciare indifferenti: l’apice credo sia il sindaco del paese, che, in uniforme da scozzese, prende a sassate Dylan gridando «Morte ad Albione!»
Ma il personaggio più triste, più doloroso, più bisognoso di aiuto, è la stessa Fiona, palesemente affetta da bipolarismo, bisognosa di affetto ma al tempo stesso dura con chi cerca di aiutarla (Dylan); la sua casa, invasa dal caos e dal disordine, ne è testimone, come se Fiona si stesse lasciando ingoiare dagli oggetti, per sparire anche lei nel nulla come Molly. Nel finale, quando il paese sembra ormai destinato ad essere risucchiato sul fondo del mare, Fiona si attacca alla speranza, sotto la forma di un salvagente con scritto ”HOPE”, ma forse è un altro inganno: lei e Dylan litigano e lei lo accusa di essere un pessimista, ma non è corretto.

Fiona: «Sono stufa del tuo pessimismo! Dobbiamo sperare in un domani migliore!»
Dylan: «No, dobbiamo agire per costruirne uno! È questo l’unico modo per combattere il male e non lasciare che ci sovrasti!»

Quello di Dylan ha un nome: ”ottimismo della volontà” e si trova a metà strada tra quello dei ”depressi paranoici”, che vedono solo nero e quello dei ”depressi aggressivi”, che pretendono di vedere solo cose belle e odiano chi mostra loro le cose brutte.

Veniamo ai favolosi disegni di Alessandro Baggi, che meritano una recensione a parte.
L’albo si apre con una nave che affonda e sembra salvarsi solo un salvagente con su scritto ”HOPE”: è quello che tornerà alla fine, in un cerchio senza uscita.
L’ispirazione, soprattutto nel finale, viene dal Re Jack Kirby, in particolare dal suo storico albo Kamandi, citato infatti nell’ultima vignetta, nell’angolo in basso a sinistra. La tavola bonelliana viene travolta dall’ondata di piena, come se il gorgo che inghiotte Port Frost uscisse dalla pagina per distruggere la ”gabbia” e le vignette.
Baggi raggiunge vette artistiche mai toccate prima in Dylan Dog: la sequenza muta da pag. 66 a 69, con le vignette che si moltiplicano e che spezzettano sempre più la gabbia in fotogrammi che aumentano l’ansia, fino alla splash (nel vero senso della parola) page che tutto inghiotte; l’inquietante barista a pag. 53, con il volto dell’attore Steve Buscemi, la citazione artistica a pag. 78, con Dylan nella stessa posizione del ”viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, icona del Romanticismo (e Dylan è un eroe romantico), fino alla stupefacente tavola a pag. 76, in cui il volto di Dylan, in un messaggio metafumettistico, è stravolto e irriconoscibile, come il letto dell’oceano privo di acqua.
L’albo è ispirato alla copertina di un disco dei Led Zeppelin, “House Of The Holy”, e a Port Frost si trovano le strane rocce forografate sulla copertina. Il tutto conferisce psichedelia alle tavole.

1445961075128dydratigher2

Allora non c’è nessuna speranza? Port Frost è condannata? Siamo tutti condannati?
No, l’ultimo è un messaggio di ottimismo, perchè Dylan viene salvato dal fratello di Molly e fidanzato tradito di Fiona, che l’aveva preso a pugni, ma che ad analizzare bene, è un buono, forse l’unica persona pura nel paese, l’unico che amava sia Fiona sia Molly, l’unico capace di slanci positivi, l’unico che si salva e che forse potrà rifarsi una vita altrove, lontano dal gorgo che ha risucchiato la meschinità di Port Frost.
Un albo epocale, da leggere e rileggere, per rifletterci sopra e per fare proprio il messaggio finale, tutto sommato positivo.

Advertisements

About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
This entry was posted in Fumetti, Uncategorized and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

One Response to Dylan Dog 351 – “In fondo al Male” – Recensione

  1. Pingback: Dylan Dog 352 – “La calligrafia del dolore” – Recensione | Caffè Saturno

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s