Adam Wild n.13 – “Nella giungla metropolitana” – recensione.

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E così inizia finalmente l’avventura londinese in quattro parti, che l’autore Gianfranco Manfredi aveva anticipato.

Adam, Amina e il conte Narciso Molfetta sono a Londra per un importante incontro alla sede della Royal Geographic Society. A questo incontro Adam non rinuncia a dare spettacolo e scandalo, innanzitutto presentandosi alla conferenza in vestito da cerimonia scozzese, completo di kilt (quello che Sean Connery indossa nelle cerimonie ufficiali indipendentiste), ed arrivando poi alle mani con un ricco finanziatore della RGS, il subdolo Ambrose Manning, che, imbeccato dalla perfida Lady Gertrude Winter, aveva offeso Amina, ovviamente assente alla conferenza.
Apparentemente, la trama sembra quindi una sorta di soap-opera in costume, con scandali e intrighi sotterranei, e in effetti per il momento di azione ce n’è poca, sostituita dai loschi progetti di Lady Winter, che intende uare Adam per scopi ancora ignoti.
Amina visita, insieme al conte, uno zoo umano e non manca di ribellarsi e dare scandalo, finendo anche su una fotografia che rischia di minare la reputazione di Adam.

Il personaggio più interessante di questa minisaga è senz’altro Norman Manning, figlio di Ambrose, che è palesemente affetto da schizofrenia e quindi passa in un istante da un evidente complesso di inferiorità nei confronti del padre ad una violenza psicotica del tutto immotivata, coinvolgendo anche la frivola sorella, vagamente attratta da Adam.
È palese l’intenzione dell’autore di descrivere una famiglia ricca e potente, ma con probabili tare genetiche (frutto di incesti?) che li rendono del tutto imprevedibili e psicopatici.

Manfredi lancia anche qualche “cliffhanger” verso il futuro della serie, accennando ad una misteriosa città perduta nel deserto del Kalahari, che Manning starebbe cercando. Adam sembra tentato di mettersi alla sua ricerca e questa sarà probabilmente la prossima minisaga, tra l’altro proprio del genere che piace a me fin dai tempi di Zagor, Mister No e Martin Mystere: le esplorazioni avventurose sul modello dei vecchi romanzi di Salgari.

Attendiamo quindi di scoprire nei prossimi albi chi vincerà tra Lady Winter, Ambrose e Norman Manning, Ben Benson (giornalista dell’Illustrated London News che dà la caccia alla foto scattata ad Amina) e il professor Webster, presidente della RGS. Riusciranno Adam e Amina, presi nel mezzo, a salvare la propria reputazione?

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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