Dylan Dog Speciale 29- La casa delle memorie (Il Pianeta dei Morti)

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“Noi siamo i morti. Chi eravamo e cosa volevamo non ha più nessuna importanza.
Ci chiamavamo John, George, Molly, Arthur, Elizabeth, Emma e così via. Nessun nome manca all’appello.
Non conta la strada che calpestiamo, ma la direzione che il caso ha scelto per noi.
Non possiamo più scegliere, ma non ci fermiamo mai. Il continuo movimento è il pegno da scontare per aver rifiutato l’immobilità eterna.”
(Alessandro Bilotta, da “Dyd Speciale n. 29”)

“Dove sono Ella e Kate, morte entrambe per errore,
una d’aborto, l’altra d’amore?
E Maggie uccisa in un bordello dalle carezze di un animale?
E Edith consumata da uno strano male?
E Lizzie che inseguì la vita lontano e dall’Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra?
Dormono, dormono sulla collina.
Dormono, dormono sulla collina.”
(Fabrizio De Andrè, “Dormono sulla collina”,1971)

Alessandro Bilotta sembra avere deciso di raccogliere da solo l’eredità di Tiziano Sclavi e questo albo di 160 pagine lo dimostra.
Le prime 23 pagine sembrano in qualche modo un ideale seguito di “Dellamorte Dellamore”, il romanzo capolavoro di Sclavi: in un futuro alternativo, Dylan vive vicino ad un cimitero,  in una casa che sembra in tutto e per tutto quella di Francesco Dellamorte, così come lo sono i suoi atti e le sue parole ciniche e distaccate. Spara dalla finestra ai “ritornanti” con un fucile e per lui bruciare tre sacchi neri di cadaveri invece di due non fa poi molta differenza: sembra davvero Francesco Dellamorte, quando “si portava avanti col lavoro”.

In questo futuro distopico, l’Inghilterra è invasa dagli zombi, alcuni feroci, altri che provano a scimmiottare la vita che facevano prima della morte.
Poi ci sono gli immemori, persone che sono ancora vive ma forse si sono dimenticati di esserlo, così come i morti si sono dimenticati di essere morti.
Questa storia si svolge dopo che il tirannico Lynwood è diventato Primo Ministro, ma prima dell’attentato che quasi lo uccise. Dylan è a capo dell’unità speciale anti-ritornanti e sta eccezionalmente cercando cinque persone vive: cinque immemori fuggiti da un’oasi segreta.
In realtà non gliene frega molto di trovarli, dal momento che è stata finalmente accettata la sua domanda di eutanasia: Dylan si recherà a morire venerdì.

Basta questo breve riassunto per far capire che il Dylan di Bilotta è molto diverso da quello a cui siamo abituati, ma molto simile a quello originario di Sclavi, o meglio al suo prototipo, il già citato Francesco Dellamorte.
La trama di questa storia però offre il pretesto all’autore per raccontarci le storie degli immemori e dei ritornanti che Dylan si trova ad affrontare, in una sorta di deja vu “tarantiniano” in cui prima vediamo scorrere gli eventi dal punto di vista di Dylan, poi dall’ottica dello zombi stesso, prima della morte, dopo la resurrezione e nell’attimo in cui la pallottola di Dylan lo restituisce alla morte.

La sequenza iniziale, con un morto che si risveglia nella bara, è di forte impatto, anche grazie agli spettacolari disegni di Giampiero Casertano: tavola 5 in particolare ha delle inquadrature che non ricordo di avere mai visto in un fumetto.
I dialoghi filosofici tra Dylan e la Morte, ormai quasi disoccupata, sono sempre ai massimi livelli e anche questi riflettono echi sclaviani.

Tra le scene intrise di humour nero vale la pena di ricordare quella in cui tre barboni massacrano un morto appena risorto dalla tomba per rubargli i vestiti nuovi con cui era stato sepolto. Oppure la vicenda dell’immemore che torna a casa dopo anni, trova la moglie risposata e la ammazza con il nuovo marito. O la figlia dell’ormai defunto Jenkins, anche lei poliziotta, ma con un problema opposto a quello del padre: prende ogni commento che non capisce come una battuta e quindi ride senza motivo.

In totale, questo Speciale n. 29, che si va ad aggiungere alla miniserie di Bilotta “Il Pianeta dei Morti”, è un bel tuffo nel passato per noi lettori “dylaniati” della prima ora.
Se riuscite recuperate gli altri episodi della miniserie, che sono:

  1. Dyd Color Fest n. 2
  2. Dyd Color Fest n. 10
  3. Dyd Gigante n. 22
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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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