Orfani – l’Arte del fare cadaveri.

“Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri.”

“Quando venne la fine del mondo, in tanti indicarono il cielo bianco sopra le loro teste, con i cuori colmi di paura e sgomento.
Altri, pochi, non alzarono neppure lo sguardo: avevano cose più importanti da fare.”

“E tutti morirono, felici e contenti.”

Adesso che è terminata la seconda stagione di Orfani, intitolata Ringo, è giunto il momento di scrivere due cose in proposito.

La trama è semplice e complessa al tempo stesso.
Una catastrofe mette in ginocchio l’umanità. La colpa viene attribuita ad un attacco alieno. Alcuni bambini orfani sopravvissuti all’attacco vengono addestrati come soldati e potenziati con tecnologie fantascientifiche. Anni dopo questi diventeranno un corpo d’elite detto “Gli Orfani” e incaricato di sconfiggere gli alieni.
Nella prima stagione seguiamo le vicende dei cinque migliori di questo grupo, la loro amicizia, i loro amori, i loro litigi, le loro sconfitte e le loro vittorie.
Anni dopo, durante una missione, Ringo, il “ribelle” della squadra, scopre che non era vero niente, che gli alieni non esistono, che la catastrofe è stata provocata da un esperimento fallito al CERN di Ginevra e che era tutto un gigantesco complotto ordito da Jsana Juric, fredda e spietata sociologa, e dal generale Nakamura, il crudele addestratore degli Orfani.
Ringo si ribella, gli altri Orfani restano fedeli alla Juric e al loro capo, “Boyscout”, perfetto soldato ligio al dovere. Nello scontro fratricida sopravvive solo Ringo, ma nella seconda stagione gli altri Orfani tornano, trasformati dalla Juric in morti viventi ipertecnologici al suo servizio.

Se nella prima stagione ogni storia si divide in due parti, una con gli Orfani bambini, l’altra con gli Orfani già soldati, nella seconda stagione il protagonista è Ringo, forse il personaggio più forte e interessante tra quelli creati da Roberto Recchioni, il quale percorre l’Italia post-apocalittica da Napoli al confine con la Svizzera, insieme ad altri tre orfani, i giovanissimi Rosa, Seba e Nuè, inseguiti dai Corvi, ovvero gli ex-Orfani trasformati in zombi-robot.

Sia nella prima stagione, Recchioni, Mammucari e Uzzeo, i creatori di questa saga, spingono il lettore ad affezionarsi alle vicende dei protagonisti, a commuoversi o incazzarsi insieme a loro, ma niente è certo, solo la morte, e così il motto degli Orfani, coniato dal generale Nakamura, “Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri.” diventa quasi il “modus operandi” di Recchioni e Uzzeo,che si divertono quasi a scioccare il lettore con eventi difficilmente immaginabili.

Elencare momenti epici e significativi delle due stagioni è assai difficile.
C’è Orfani 08, quando Ringo scopre il complotto e si schiera contro la Juric e contro i suoi stessi amici. C’è il finale di stagione, con lo scontro “finale” tra Ringo e gli Orfani. C’è Ringo 08, dagli spettacolari disegni e dalle profetiche rivelazioni. C’è Ringo 09, cruento e visionario.
Ma su tutto, i momenti clou sono la tragedia in Ringo 10 e 11 e soprattutto, in Ringo 12 (finale della seconda stagione), l’ultima lettera di Ringo a Rosa, sua figlia, incinta di una nuova vita, forse diuna nuova speranza per il mondo. Le parole in questa lettera sono le parole di un padre che avrebbe voluto essere migliore, ma che è pronto a sacrificare la propria vita per quella di Rosa e per quella che lei porta in grembo.
La lettera di Ringo a Rosa, e subito dopo, il destino di Ringo, sono forse il punto più alto toccato da questa saga, che riprenderà, nella terza stagione (“Orfani – Nuovo Mondo”), con Rosa e altri sopravvissuti che colonizzano il lontano pianeta dal quale, nel complotto della Juric, era venuto il falso attacco alieno.

“C’era una volta… c’è ancora… ci sarà per sempre…
L’UOMO.”

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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