Notte di uno scrittore: due estratti

notte di uno scrittore

Questi sono due brevi estratti dal mio ebook “Notte di uno scrittore”.

Sono a bordo del tram numero 3 e non sto tornando a casa.

Salire su un tram o un autobus di notte può essere un’avventura o una fonte d’ispirazione, a seconda che siate uno scrittore o una persona normale.

Quando ho una buona storia e sto cercando una direzione da farle prendere e dei personaggi da inserire, mi capita di prendere a volte un mezzo pubblico di notte e di attraversare la città da un capolinea all’altro e ritorno. Non immaginate quanta ispirazione si possa trarre dalla semplice osservazione della fauna umana che popola il microcosmo notturno dei mezzi pubblici.

Quella signora dal muso da topo, ad esempio, sulla cinquantina, che se ne sta seduta, tutta ingobbita e chiusa nel suo cappotto come in un’armatura, con lo sguardo fisso sul finestrino. Chi è? Dove sta andando? Da dove sta tornando? Perché se ne sta lì immobile, senza staccare mai lo sguardo dal finestrino, come se stesse cercando di rendersi invisibile?

A poca distanza da lei, al centro del tram, in corrispondenza dello snodo tra le due metà della vettura, c’è un gruppo di extracomunitari, credo magrebini, che chiacchierano ad alta voce nella loro lingua. Staranno andando a divertirsi o al turno di notte? O hanno appena smontato dal turno precedente? Non riesco a darmi una risposta, ma in compenso mi sono utili per capire a cosa sta pensando la Signora-Topo: ha paura di loro, in quanto stranieri, e quindi sta con lo sguardo incollato al finestrino perché così le hanno raccomandato le sue amiche, tutte uguali a lei, tutte Signore-Topo terrorizzate dagli Stranieri-Gatto.

Vicino a una delle porte scorrevoli c’è un tizio alto e ben piantato, con pizzetto e giaccone di pelle nera sopra una camicia dello stesso colore. Se ne sta appoggiato in un angolo, leggendo il giornale. Il suo sguardo però non denota il minimo interesse per le notizie riportate. Ogni tanto butta un occhio sui magrebini, Potrebbe essere uno spacciatore in cerca di clienti o, al contrario, un poliziotto in borghese a caccia di spacciatori o borseggiatori. Dopo la Signora-Topo e gli Stranieri-Gatto, lui sarebbe quindi un Uomo-Cane, che sorveglia gli Stranieri-Gatto. Un mondo di animali che vivono nella paura e nel sospetto reciproco, insomma. O magari non è né uno spacciatore, né un poliziotto, né un Uomo-Cane, ma solo un altro come me, a caccia di emozioni o di ispirazione.

Una ragazza dai capelli corti e rossi se ne sta seduta in un angolino, così nascosta che sulle prime non l’avevo neppure notata. Ha un giaccone multicolore, l’iPod nelle orecchie e guarda anche lei fuori dal finestrino, ma non per paura, come la Signora-Topo: sembra immersa in una quantità impressionante di pensieri, così tanti che si accumulano uno sull’altro e neanche lei riesce a starci dietro. E’ carina, con dei bei lineamenti, ma fa di tutto per nasconderlo sotto abiti e atteggiamenti quasi mascolini. Si accorge del mio sguardo e mi lancia uno sguardo incuriosito, per poi tornare a dedicarsi ai suoi pensieri e al suo finestrino.

[…]

Sandy riaprì gli occhi con molta fatica e con la testa che pulsava come dopo una sbronza.

L’ultima cosa che ricordava era di essersi già svegliata poco prima, di soprassalto, con una mano che le premeva un fazzoletto umido sulla bocca.

Guardò il soffitto e riconobbe la stanza d’albergo nella quale si era addormentata, dopo il concerto al Cabiria Cafè. Quindi si trovava ancora nel proprio letto. Ma perché non riusciva a muoversi? Sollevò la testa e scoprì subito il motivo della paralisi che sembrava averla colpita.

Sandy era legata, mani e piedi, alle testate del letto, completamente nuda e con le gambe divaricate.

Non poteva neanche chiamare aiuto, perché era imbavagliata.

«Finalmente ti sei svegliata.» disse qualcuno, seduto nell’ombra.

L’uomo si alzò dalla sedia e lei lo riconobbe nella penombra della stanza. Era Andy, il suo pianista, ed era anche lui completamente nudo.

Sandy cercò di dire qualcosa, ma il bavaglio stretto dietro la nuca le impediva di emettere qualsiasi suono, fatta eccezione per qualche mugolio soffocato.

«Scusa se ti ho legata, ma era necessario, per quello che sto per farti.» continuò Andy, avvicinandosi a lei.

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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