Dylan Dog 341 – “Al servizio del Caos”.

È passato ormai più di un anno da quando è stata annunciata la ventata di rinnovamento che avrebbe stravolto uno dei fumetti più immobilisti e sedentari che la storia ricordi, ovvero Dylan Dog.

Dylan Dog è un Indagatore dell’Incubo, è vegetariano, odia la tecnologia, scrive il suo diario con una lunghissima penna d’oca, ha un amico/assistente che si chiama Groucho, un amico/confidente che è l’ispettore Bloch, ha una fidanzata al mese, le indagini le fa aprendo uno dei suoi pesanti volumoni di stregoneria e occultismo oppure si rivolge alla medium madame Trelkowski. Avrebbe anche un nemico storico, Xabaras, in realtà suo padre, ma nella testata è apparso ancora meno volte di quanto sia apparso Mefisto nella lunga storia di Tex e comunque è dato per morto e Tiziano Sclavi, creatore del personaggio, non intende resuscitarlo.

Punto.

Questo era Dylan Dog prima della Rivoluzione targata Roberto Recchioni: una serie di episodi autoconclusivi (salvo rarissime eccezioni) in cui il Nostro ne vedeva e subiva di tutti i colori, ma il mese dopo tutto era come prima: Dylan, Groucho, la fidanzata mensile, il clarinetto, Bloch che gli passa le informazioni e si lamenta della pensione che non arriva… ecc. ecc. ecc.

Ad un certo punto si è deciso (finalmente, dico io) di dare una scrollata al tappeto e dal numero 337 è partito il nuovo corso di Dylan Dog, che avrebbe rivoluzionato il rigido schema nel quale il personaggio è prigioniero dal 1986.

L’ispettore Bloch è finalmente andato in pensione (nel n. 338) ed è stato sostituito da Tyron Carpenter (modellato sul poliziotto nero del telefilm Luther), che darà del filo da torcere al Nostro. La tecnologia ha fatto la sua comparsa nella serie e Dylan sarà costretto a farci i conti. Ma soprattutto è arrivato un nuovo arci-nemico, il misterioso John Ghost, che, prima dell’uscita dell’albo 341, attualmente in edicola, neanche si sapeva che mestiere facesse.

John Ghost è un imprenditore dal misterioso passato, che lavora in molti settori, soprattutto quello delle comunicazioni: è proprio su un’ondata di omicidi legati al suo nuovo smartphone Ghost 9000 che il nostro Dylan indaga nel numero in edicola.

Questo è solo il punto di partenza di quest’incredibile avventura in cui vengono rimescolati e serviti al lettore riferimenti al film di Carpenter “Il seme della follia”, echi lovecraftiani, citazioni da albi storici come Golconda, gustosissimi cameo come il fumettista Alan Moore nella parte di un genio hippy e lo chef Gordon Ramsey nella parte di se stesso. Sul finale, Dylan cita addirittura l’indimenticabile “Canzone del Maggio” di Fabrizio De Andrè!

La trama scorre liscia tra dialoghi fulminanti, che mettono in netto contrasto la filosofia di vita di Dylan con quella cinica e spregiudicata di John Ghost e della sua assistente Elisabeth Moon.
Emblematica la scena in cui Elisabeth, seduta accanto a lui in macchina, gli dice, testuale: “Se vuole parlarmi ancora, mi scriva un sms.” Inutile descrivere la faccia che fa la perfetta manager quando Dylan risponde che non ha mai avuto un cellulare.

La sceneggiatura è di Roberto Recchioni e l’ho trovata perfetta, con il giusto ritmo e straripante di grandi citazioni, come accennato sopra. La forza della storia però risiede, a mio avviso, nei dialoghi e nelle dichiarazioni di principio di John Ghost, che lo rendono un perfetto villain del terzo millennio, molto più pericoloso di Xabaras, proprio perché assolutamente realistico (sebbene il finale, un vero colpo di scena che lascia esterrefatti, faccia intuire che anche dietro la sua persona ci sia il soprannaturale).

I disegni sono di Angelo Stano per il prologo e l’epilogo e di Daniele Bigliardo per il resto dell’albo; una menzione d’onore la meritano la tavola splash di pagina 55, praticamente un vero e proprio quadro paesaggistico, e la spettacolare e iper-splatter scena a pagina 70 e 71.

Il nuovo corso di Dylan Dog è stato oggetto, in questi mesi, di pesanti critiche, ma ritengo che, dopo un albo simile, non si possa che gioire e attendere la prossima comparsa dell’ineffabile John Ghost.

Vi lascio con alcune “perle” dal Ghost-pensiero, così, per capire chi Dylan si è trovato di fronte.

“La teoria del Caos. Una farfalla batte le ali all’equatore e scatena un uragano dall’altra parte del mondo. Il mio nome è John Ghost… e sono quello che costringe la farfalla a battere le ali.”

“I malvagi lavorano più duramente per andare all’Inferno di quanto non facciano i giusti per guadagnarsi il Paradiso.”

“Elisabeth Moon non è la mia segretaria. Io la definirei un incrocio tra un’assistente, una guardia del corpo e un meraviglioso oggetto di design.”

“La gente si indigna per una cosa alla volta, signor Dog… e quando si parla di comunicazione, centinaia di immigrati clandestini morti affogati al largo della costa hanno un decimo della presa mediatica di un singolo cucciolo maltrattato.”

“Noi siamo il padre che educa il figlio. Siamo lo scudo che protegge il nostro stile di vita. Siamo la lancia pronta a colpire chiunque minacci i nostri interessi. In poche parole, signor Dog, noi siamo l’Inghilterra.”

Dylan-Dog-341_cover

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About Daniele Ramella

Vivo a Novara, ma la mia ispirazione nasce a Torino, città densa di fascino e di mistero. Nel 2004 pubblico il mio romanzo d'esordio, "Il mummificatore", per l'editore Ananke, romanzo giallo a fondo horror che l'anno successivo vince il Primo Premio nel settore Narrativa del Concorso Torino Arte Città Amica. Nel 2006 viene pubblicato il mio secondo romanzo, "Il mistero del bosco maledetto", sempre un giallo tendente all'horror, per l'editore L'Età dell'Acquario. Nello stesso anno un mio racconto di fantascienza, "Un messaggio ai Posteri", arriva secondo al concorso NeroPremio, organizzato dal sito specializzato LaTela Nera, e viene pubblicato nell'antologia "Sedotti dal Buio" (Ferrara Edizioni). Nel 2009 un mio racconto viene incluso nell'antologia Turin Tales (editore Lineadaria), ambientata nei caffè storici di Torino. Dal 2014 ho deciso di intraprendere la strada del self-publishing e di pubblicare solo in formato e-book.
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